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Il Signore degli Anelli, e la teoria dei costi comparati

Avete mai letto il «Signore degli anelli»? Il libro è grosso, ma non vi spaventate: vi avvincerà dalla prima pagina. Forse però avete visto il film, uscito qualche anno fa: spesso i film non fanno giustizia al libro, ma questo passa l’esame, per la poesia delle immagini, gli effetti speciali, i mostri e gli stupendi paesaggi della Nuova Zelanda dove sono state girate quelle pellicole (se ben mi ricordo, sono tre). Ho usato dei personaggi di quelle avventure nel mio libro «L’economia spiegata a un figlio», e Lidia – la mia figlia maggiore – è in prima linea in questa spiegazione della ‘teoria dei costi comparati’.

Nel castello di Minas Tirith si stanno approntando le difese: Sauron sta per scendere in battaglia e fra le forze del Male e le forze del Bene si va a combattere per la vita. Gandalf ha portato balle di una lana dorata con la quale si filano invincibili maglie (che oggi si chiamerebbero giubbotti antiproiettile), e anche tomaie per scarponi da «stivali delle sette leghe». Lidia fila e cuce, ha insegnato le sue tecniche a uno stuolo di fanciulle dalle abili manine, e sforna maglie e stivali a ritmi da catena di montaggio. Ora, mi spiace, ma ho bisogno di essere più specifico e usare un po’ di numeri, ma prometto che non andrò oltre le quattro operazioni.

Ho bisogno di specificare quello che gli economisti chiamano la produttività, cioè il rapporto fra prodotto e lavoro, cioè quanto prodotto viene sfornato per ogni ora di lavoro. Supponiamo dunque che le dieci fanciulle della squadra di Lidia, divise in due gruppi di cinque e cinque, riescano a produrre sette maglie all’ora e quattro stivali all’ora. Prendiamo queste informazioni e mettiamole da parte. Affrettiamoci, perché mancano cento ore all’Ora X, quando le orde di Sauron si riverseranno sul castello. Aragorn e Gimli inviano messaggi a Lidia perché aumenti la produzione di maglie e stivali, ma Lidia risponde che lavorano già pancia a terra e più di così non può fare. Aragorn manda a dire a Lidia che bisogna aumentare la produzione: nel vicino castello di Larsenia c’è un altro gruppo di alacri ragazze che sfornano anch’esse maglie e stivali. Quella gente di Larsenia non sta molto simpatica a Lidia: si sono procurate chissà come quella famosa lana, hanno dichiarato neutralità, stanno attente al soldo, e si tengono in magazzino maglie e stivali, pronte a fare affari con chiunque vinca. «Ma come lavorano?» chiede Lidia.  «Quanto tempo ci mettono a tirar fuori maglie e stivali?». Assunte le debite informazioni, viene fuori che a Larsenia, con lo stesso lavoro sfornano sei maglie e due stivali all’ora. «Vedete? », dice Lidia sprezzante, «noi ne facciamo sette e quattro, siamo più brave sia a fare le maglie che a fare gli stivali. Lasciamoli perdere, e poi è brutta gente…». Al che Gandalf comincia a lisciarsi la barba e a borbottare: «Mi sembra di ricordare che c’è qualcosa che ci può servire, co, co, co…». Gli altri lo guardano preoccupati, mentre continua a cocoreggiare. «Che cosa mugula? », chiede Denethor.  «Co co co è il verso del pappagallo…». Cercando di essere utile, Pipino interloquisce: «O forse è il verso di un cuculo con un difetto di pronuncia…». Ma Gandalf, fermatosi improvvisamente, smette di mugugnare ed esclama: «Ora mi ricordo! Co-co, costi comparati!».

Si avvicina alla parete, con un colpo di bacchetta magica fa comparire una lavagna, afferra il gesso e spiega: «Senti, Lidia, a Larsenia si fanno due stivali in un’ora e sei maglie in un’ora; quindi si possono scambiare stivali con maglie nel rapporto di 2 a 6, o di 1 a 3. Gli dai uno stivale e ti danno tre maglie. Ora, la ricetta dei costi comparati, che è una delle due o tre magie dell’economia, consiglia di fare questo: tu devi produrre solo stivali!». Lidia non è convinta: «Gandalf, ma io sono più brava di loro a produrre anche le maglie. Noi ne facciamo sette all’ora e loro ne fanno sei».

«Per la barba di Thèoden!», ritorce Gandalf impaziente, «Sauron ci sta per attaccare e tu osi mettere in dubbio il Gran Libro dell’Economia? Ascolta, piccola sciagurata: abbiamo cento ore, e se tu fai tutto da sola con le tue fanciulle, alla fine delle cento ore avrai prodotto 700 maglie e 400 stivali. D’accordo?».

«Sì», risponde Lidia che è molto brava a moltiplicare 7×100 e 4×100.  «E poi che succede?».

«Succede che se tu prendi la metà delle ragazze, quelle che lavorano sulle maglie, e le metti a lavorare anche loro sugli stivali, avrete prodotto il doppio di stivali, 800 invece di 400. Dopodiché ti tieni 400 stivali e porti gli altri 400 a Larsenia, dove ti danno in cambio, in rapporto di 1 a 3, 1200 maglie. Le porti a casa, e così, invece di avere 700 maglie e 400 stivali avrai 1200 maglie e 400 stivali…».

«Gandalf», dici commossa, «sei un mago!»

«Modestamente…», risponde Gandalf contento di aver spiegato i costi comparati alla piccola Lidia…

Che cosa dice, allora, la teoria dei costi comparati? Questo scambio è una delle cose ‘non-intuitive’ dell’economia. Perché, in effetti, a prima vista sembrerebbe che tu, Lidia, avessi ragione: se sei più brava sia a produrre maglie che a produrre stivali, perché dovresti andare a scambiare stivali con maglie da quelle inferiori (e antipatiche!) lavoratrici di Larsenia? Qui la differenza si fa ‘di secondo ordine’: cioè, non si va a vedere semplicemente la differenza di produttività fra voi e loro, ma la «differenza della differenza»… Perché Gandalf ha consigliato di concentrarvi a produrre stivali e non maglie? Guardiamo alle due differenze di produttività: per quanto riguarda le maglie, tu Lidia (e compagne) ne producete 7 all’ora, e le mascalzoncelle di Larsenia ne producono 6; il vostro vantaggio è di 7 a 6, cioè 7/6, cioè 1,166… Mentre, per quanto riguarda gli stivali, voi ne producete 4 all’ora e quelle incompetenti di Larsenia ne producono 2 all’ora; il vostro vantaggio è di 4 a 2, cioè 4/2, cioè 2. Riassumendo, compariamo i vantaggi: nel caso delle maglie, il vostro «vantaggio comparato» (o «costo comparato» – la teoria si può chiamare nei due modi) è 1,166, nel caso degli stivali è 2. Chiaramente, la «differenza della differenza» è a favore degli stivali. Lidia è in assoluto più produttiva sia per le maglie che per gli stivali, ma è «ancor più brava» nel produrre stivali che nel produrre maglie.

Ebbene, l’economia ci dice che il «pasto gratis» si può ottenere dagli scambi anche se un paese è più bravo a produrre qualsiasi cosa rispetto a un altro paese. «Scambiare è bello», dice l’economia, e questo principio è un principio ostinato e noioso come un tafano: sconfitto sulle «differenze prime», va a sfruculiare sulle «differenze seconde», e ti dimostra, cifre alla mano, che è sempre più conveniente scambiare: ogni paese si deve specializzare in quello che sa far meglio, e se sa fare tutto meglio, si deve specializzare in quelle produzioni in cui il suo «far meglio» è più grande degli altri suoi «far meglio».

A ben guardare, una volta spiegata la cosa, l’intuizione torna a soccorrerci. Non si era capito in prima battuta, ma si può capire in seconda battuta. In fondo il principio secondo cui ognuno deve concentrarsi sulle cose che sa far meglio è un principio intuitivo, e il tirare in ballo le «differenze seconde» – concentrarsi su quello che si sa far meglio fra le cose che si san far meglio – non è altro che un’estensione del principio di base.

  • Fabrizio Galimberti |

    Caro Carl, hai ragione, la realtà è molto più complicata di quello che dicono i testi di economia. Ma da qualche parte bisogna pur cominciare e la teoria dei costi comparati è bella, sembra andare contro l’intuizione e riserba una piacevole sorpresa intellettuale. Poi, anche se è vero che bisogna rispettare i vantaggi comparati, è anche vero che lo Stato deve provvedere assistenza e formazione per oliare il trasferimento di risorse, umane e materiali, dai settori in declino a settori in espansione. Più facile a dirsi che a farsi…!

  • Fabrizio Galimberti |

    Come no, il ‘junior’ sta nel cuore e non nell’anagrafe…

  • tontoperonotanto |

    Toc toc, Professore.. In questo spazio sono ammessi anche liberi commenti di ex studenti ormai senior..?

  • carl |

    Certo..Sulla carta o sulla lavagna la spiegazione quadra, o sembra quadrare..Ricordo con quale convinzione e fruizione il mio professore di economia politica – in un’aula stracolma di studenti – approfittando della nostra, tutt’altro che dotta, ignoranza ci “incantava” con spiegazioni del genere e, nel contempo, non badava a risparmi per quanto concerne veloci e semplicistici grafici.. E noi giù a prendere note per non perdere una sola di quelle sue affascinanti parole..:o) Altro che l’aridità delle formule statistiche e/o attuariali..
    Da decenni continuano a scorrere fiumi di inchiostro, per non parlare delle parallele diatribe, sia sul concetto di “produttività” che su quello dei costi comparati, mai così in auge come ora, complice l’improvvisata (e sfruttata/strumentalizzata) globalizzazione.. In questo troppo striminzito spazio (anche il tempo incombe.. infatti, se si supera un certo lasso di tempo cliccando “post”, appare una scritta che insindacabilmente dice che bisogna riconnettersi e riscrivere il commento..:o) mi limito ad aggiungere che da una parte la realtà è assai più complessa (non per nulla Benoit ha sottolineato la sua frattalità..) di quel che comunemente si creda e, dall’altra l’approccio ad essa da parte di tanti (compresi molti “esperti) suole essere o rivelarsi tutt’altro che razionale. Hélas.. ce ne sarebbero di problemi accumulati da risolvere, mentre si tende ad attendere, a rinviare (e a tirare a campà..) anche se i tempi delle cose reali premono e si accorciano
    Carl

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